Cap. 2. Francesco d'Assisi


2. 1. L'Europa medioevale.

2. 2. Fonti per la ricerca su Francesco.

2. 3. Il periodo giovanile.

2. 4. La conversione.

2. 5. Francesco il santo.







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2. 1. L'Europa medioevale.

Guardando la storia europea, l'epoca in cui visse Francesco fu un'epoca piena di guerre e di perturbazioni politiche, sociali e religiose, pero' si puo' dire che fu anche un'epoca di ricerca di liberta'.
Il Sacro Romano Impero iniziato da Carlo Magno, dopo aver riunito gran parte dell'Europa nell'VIII secolo, continuava ancora, ma d'altra parte il Papa esercitava su tutta l'Europa un'autorita' a volte piu' grande di quella dell'imperatore stesso.
A meta' fra i due iniziavano qua e la' movimenti di indipendenza e in Italia era il periodo in cui si sviluppavano i Comuni. Questi riuscivano a esercitare una vita politica democratica come entita' a se' con una relativa indipendenza sia dal papa che dall'imperatore. Circondavano la citta' di mura per l'autodifesa, possedevano leggi che trattavano tutti i cittadini in modo uguale e tutti potevano partecipare alla vita politica guidata dal Podesta' e dal Gran Consiglio. In caso di pericolo tutti i cittadini in grado di combattere diventavano soldati, con le armi che riuscivano a trovare.
L'imperatore Federico Barbarossa della casa Hohenstaufen che cerco' piu' volte di impedire lo sviluppo dei comuni, fu sconfitto nel 1176 dalla Lega Lombarda e dovette riconoscerne l'autorita' indipendente.

Nel 1178 con l'elezione pontificale di Innocenzo III inizio' un periodo in cui si arrivo' al culmine del potere papale. Innocenzo oltre ad attuare notevoli riforme nell'amministrazione ecclesiastica e nel diritto, riusci' a sottomettere la nobilta' romana che aveva sempre avuto una forte influenza, ed estese ampiamente il suo potere anche nella politica del tempo. Presto' la sua forza ed autorita' per l'elezione a imperatore di Ottone IV della casa di Braunshwaig, ma piu' tardi questi si allontano' dalle direttive di Innocenzo e fu scomunicato e al suo posto fu riconosciuto imperatore Federico II.
Quando Francesco cerco' di suscitare una ventata di freschezza nella chiesa del tempo si trovo' di fronte un papa come Innocenzo III.

Ancora, come grande avvenimento di questo periodo si possono citare le Crociate. Fu questo un fenomeno storico ancora oggi difficile da spiegare, e che nelle altre religioni lascia molti dubbi verso un cristianesimo che ha sempre predicato l'amore. Certamente al motivo di liberare dalle mani musulmane la Terra Santa dei cristiani, si mescolavano il desiderio di glorie militari e lo spirito di avventura per dei cavalieri senza lavoro, e gli interessi dei commercianti che volevano avere la strada libera sulla Via della Seta.
Anche Francesco che da giovane abbracciava in cuore l'ideale di cavaliere era affascinato dalle Crociate. In effetti a 23 anni dopo la prigionia di Perugia e la lunga malattia, parti' per prendere parte alla Quarta Crociata; ma quando non era ancora molto lontano da Assisi ricadde ammalato e quella malattia fu la causa della sua conversione.
Piu' tardi nel 1219 parti' per l'Oriente, non piu' come un cavaliere alla ricerca di glorie militari , ma come il cavaliere spirituale di Cristo e pote' dialogare col Sultano riguardo alla Verita'.

Nella storia Europea di quel tempo, un'altro fatto importante che rivela la ricerca di liberta' degli uomini del medioevo fu il riconoscimento della Magna Carta proposta dai vassalli inglesi al re Giovanni e approvata nel 1215.
Questa puo' essere chiamata la prima costituzione che pone dei limiti al potere assoluto del re.

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2. 2. Fonti per la ricerca su Francesco.

Gli scritti di Francesco sono relativamente pochi. Piu' che scritti sistematicamente organizzati, si tratta di brevi scritti stesi secondo la necessita' del momento. Oltre alle due Regole vi sono Lettere, Laudi e Preghiere.
Francesco non aveva molta affinita' con gli studi, anzi per tutta la vita ne dimostro' sempre una certa avversione, e per quanto riguarda la sua educazione non era niente di piu' di quella di un normale ragazzo di quel tempo. Pero' fin da ragazzo gli piacevano canzoni e poesie e nei suoi scritti si nota un forte sentimento poetico che sgorga dal cuore.

L'opera fondamentale che raccoglie gli scritti di Francesco e le sue biografie scritte da altri e' "Analecta Franciscana" in 10 volumi, edita da Quaracchi fra il 1885 e il 1941. Inoltre le "Fonti Francescane" delle Editrici Francescane, di cui la Editio Minor (formato tascabile) del 1986 e' facile da usare ed accessibile a tutti. Nelle citazioni mi atterro' principalmente a questa edizione.

L'opera piu' antica che racconta la vita di Francesco e' la "Vita Prima" di Tommaso da Celano
(1). Nel 1228, due anni dopo la morte di Francesco, in occasione della sua canonizzazione si cerco' di raccogliere tutto il materiale concernente e il papa Gregorio IX stesso incarico' di questo lavoro Tommaso, uno dei discepoli di Francesco (1229).
Piu' tardi nel 1246 Tommaso fu nuovamente incaricato dall'Assemblea Generale dell'Ordine Francescano e scrisse la "Vita Seconda" (2).

Fra gli scritti non ufficiali di quel tempo troviamo la "Leggenda Perugina" (3), "I Fioretti di San Francesco" (4), la "Leggenda dei tre compagni"(5) e altri.
Ma nell'Assemblea Generale del 1260 il Superiore Generale di allora Bonaventura, per lasciare ai posteri un'immagine ideale del fondatore, ricevette l'incarico di una nuova stesura ufficiale della biografia di Francesco e scrisse la "Leggenda Maggiore" (6), basandosi sugli scritti precedenti. In seguito Bonaventura ordino' che fossero bruciate le altre biografie ma qualche copia segretamente sopravvisse e possiamo vederle negli "Analecta Franciscana".

Numerose sono le opere scritte su Francesco in questi ultimi tempi e le piu' famose anche tradotte in diverse lingue, e mi limito a citarne alcune nella Bibliografia.

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2. 3. Il periodo giovanile



Francesco nacque nel 1181 ad Assisi, cittadina dell'Italia centrale, figlio maggiore di Pietro Bernardone mercante di stoffe e di Madonna Pica. Era una famiglia arricchita col commercio e per commercio il padre Pietro si recava spesso in Francia. In questo primo figlio, Pietro aveva riposto grandi speranze: lo avrebbe aiutato nel negozio e avrebbe contribuito ad un ingrandimento delle proprieta'.
Gli diede il nome di Francesco, nome che ricorda il suo amore per la Francia, dove si recava spesso per i suoi viaggi di commercio. In realta' essendo questo figlio nato durante uno dei suoi viaggi in Francia, fu dapprima chiamato Giovanni dalla madre.

Francesco trascorse la sua giovinezza fra il negozio, aiutando il commercio del padre e il divertimento con gli amici. In negozio sapeva il suo mestiere; aveva un carattere aperto e gioviale che sapeva mettere i clienti a proprio agio e un conversare molto abile che prima o poi convinceva sicuramente a comperare. Era il vanto di suo padre.
Pero' alla sera e nei giorni di festa trascorreva il tempo con numerosi amici mangiando, bevendo, cantando e danzando senza mai conoscere la stanchezza. Esercitava su tutti uno strano fascino ed era sempre alla testa in tutto, tanto da essere chiamato il "re dei giovani". Usando con abbondanza i soldi del padre sapeva sempre rendere felici i suoi amici.
A motivo del commercio aveva spesso contatti con la Francia; inoltre al suo negozio si fermavano mercanti venuti da lontano da cui sentiva numerosi racconti e leggende, un ottimo materiale per rendere interessanti le serate con i suoi amici. Conosceva bene il francese e sapeva cantare; imitava i trovatori della Provenza cantando racconti di guerra, leggende e storie d'amore e di cavalieri e faceva sognare i suoi ascoltatori.

Francesco aveva sempre abbracciato in cuore l'ideale di cavaliere, e assommato a questo l'orgoglio del padre e il suo denaro arrivo' presto il momento di partire per la guerra in cerca di gloria.
Nel 1202 scoppio' la guerra fra Assisi e la vicina citta' di Perugia e la battaglia principale avvenne a Collestrada, ma questa in un solo giorno si traformo' in un massacro per i giovani di Assisi e Francesco fu fatto prigioniero. I fanti e gli arceri furono tutti uccisi; solo i cavalieri furono risparmiati e condotti a Perugia prigionieri.
Possedere un cavallo voleva dire essere ricco almeno da poter pagare il riscatto. Anche per Francesco c'era in attesa un anno di dura prigionia.
A Francesco che fino ad allora aveva conosciuto solo la felicita' e il piacere, il massacro di Collestrada, la dura prigionia e la malattia che ne segui' trasformarono il cuore. Pero' pur soffrendo in prigione, non perse mai il suo carattere gioviale; anche in mezzo ai piu' duri tormenti, sapeva divertire e consolare gli amici sull'orlo di un collasso nervoso.
Dopo che il padre Pietro Bernardone pago' il riscatto e pote' tornare ad Assisi, per qualche tempo la malattia, che pare fosse una forma di tubercolosi, continuo'. Finalmente ristabilito in salute, nel 1204 Francesco si prepara di nuovo per la guerra. Il famoso condottiero Gautier di Brienne stava combattendo nell'Italia meridionale per riportare un feudo in possesso al Papa, e da li' si preparava a partire per la crociata in Palestina.
Francesco pensando di ottenere la gloria come cavaliere parti' per unirsi all'esercito di Gautier.
Essendo nato da una famiglia di commercianti era ricco, ma questo non bastava a metterlo al pari della nobilta'. Solo ricoprendosi di gloria come cavaliere poteva colmare la distanza che separava la sua famiglia dalla nobilta', e perche' questo potesse avverarsi, da dietro Pietro Bernardone che aveva riposto tutti i suoi sogni in questo figlio non risparmiava denaro. Ma la sera dello stesso giorno della partenza mentre dormiva in una locanda a Spoleto, Francesco senti' una voce in sogno che gli diceva di abbandonare la guerra e di tornare ad Assisi.
Si potrebbe pensare che fosse ritornato alla sua memoria il massacro di Collestrada e fosse rimasto paralizzato dalla paura. Ma questo non basta a spiegare la decisione di Francesco che aveva sempre ardentemente desiderato la gloria e dimostrato coraggio e serenita' anche nei piu' duri tormenti della prigionia; soprattutto una decisione che non voleva dire tornare alla sicurezza e agiatezza della casa paterna, ma l'inizio di una vita completamente nuova, forse piu' pericolosa della guerra.
Certamente il sogno di quella notte rimane una cosa misteriosa, si potrebbe dire un'esperienza mistica. Tornato ad Assisi, Francesco continuo' per qualche tempo la vita di prima, ma da quel momento comincio' a ritirarsi spesso in una grotta fuori Assisi per pregare.
Cercando di non farsi notare da nessuno, conducendo con se' solo un amico di cui non si conosce il nome pregava, pensava e conversava con l'amico riguardo alla vita e all'esperienza religiosa.

Verso la fine del 1205 mentre pregava nella vecchia cappella di San Damiano, senti' una voce che veniva dal Crocifisso sopra l'altare:
"Francesco, va, ripara la mia casa che, come vedi, e' tutta in rovina" (7).
Le parole "ripara la mia casa che e' tutta in rovina" ora normalmente vengono interpretate come riformare la Chiesa che era in uno stato di degradazione, pero' Francesco prese queste parole alla lettera e con tutte le sue forze inizio' a riparare la vecchia cappella di San Damiano.
Per aver usato a piu' riprese il denaro del padre e venduto stoffe preziose per comperare il materiale necessario scoppio' una lite in famiglia. Il padre Pietro Bernardone condusse Francesco dal vescovo per ottenere il Giudizio. Si era stancato di questo figlio che recentemente era diventato stravagante; distribuiva ai poveri il suo denaro e le proprieta' di famiglia ed era giunto perfino a rubare in casa per riparare una vecchia chiesa cadente. A questo figlio avrebbe negato l'eredita' e il diritto di successione.
Ma non era solo un problema di denaro: Pietro Bernardone era adirato e non sopportava che Francesco in cui a motivo della sua abilita' aveva riposto tutte le sue speranze per ampliare il giro di commercio e i capitali di famiglia, avesse abbandonato il negozio, avesse abbandonato perfino la guerra e la speranza di gloria e si fosse dedicato a strane abitudini mistiche, a un tipo di vita religiosa non ancora approvata dalla Chiesa e derisa dalla gente di Assisi per la sua stravaganza.
Francesco di fronte al Vescovo e a tutta la gente di Assisi restitui' al padre il denaro che gli era rimasto in mano, e come segno che iniziava una nuova vita di liberta' si spoglio' dei vestiti che indossava e li restitui' a Pietro Bernardone:
"D'ora in poi -esclamo'- potro' dire liberamente: Padre nostro, che sei nei cieli, non padre Pietro di Bernardone.
Ecco, non solo gli restituisco il denaro, ma gli rendo pure tutte le vesti. Cosi' andro' nudo incontro al Signore" (8).

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2. 4. La conversione.



Francesco che aveva tanto amato le feste e il divertimento, lasciati gli amici spese il suo tempo a pregare nella grotta e a riparare con assiduita' la cappella di San Damiano. Egli che aveva sempre tanto ricercato il denaro, la raffinatezza, il piacere e la gloria, ora era sporco di fango e vestito di stracci e le mani ferite dalla durezza del lavoro e del freddo invernale.
Ora i suoi amici non erano piu' i nobili di Assisi a cui aveva sempre offerto da bere e da mangiare: ora i suoi amici erano i poveri, erano le persone rifiutate da tutti.
Francesco che aveva gusti raffinati nel mangiare e nel bere, diventato mendicante, si cibava degli avanzi che le gente gli dava. Ma egli ora capiva bene le parole del Vangelo e gustava la vera liberta' del cuore, dopo essersi liberato dalle preoccupazioni del mondo.
"Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono nei granai, e il vostro Padre celeste li nutre. Or non valete voi piu' di loro?" (Matteo 6,26).
Dopo essere stato nascosto in una caverna per piu' di un mese, la prima volta che Francesco torno' ad Assisi incontro' l'ira della gente:
"Tutti quelli che lo conoscevano, vedendolo riapparire e mettendo a confronto il suo stato attuale col passato, cominciarono a insultarlo, a chiamarlo mentecatto, a lanciargli contro pietre e fango.
Quell'aspetto macerato dalla penitenza, e quell'atteggiamento tanto diverso dal solito, li inducevano a pensare che tutti i suoi atti fossero frutto di fame patita e di follia.
Ma poiche' la pazienza val piu' dell'arroganza, Francesco non si lasciava disanimare ne' sconfiggere da insulto alcuno, e ringraziava Dio per quelle prove
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Ma nonostante tutti lo chiamassero "pazzo", c'erano anche persone che non riuscivano a sfuggire al fascino di questo mendicante. Anche fra gli amici di prima alcuni come Francesco abbandonarono tutto, si vestirono di stracci e iniziarono la vita di mendicante con lui.
Fra di essi Bernardo, un benestante di Assisi e dottore in legge alla famosa universita' di Bologna; l'amico e avvocato Pier Cattani; il sacerdote Silvestro; Egidio, il discepolo piu' semplice che non aveva mai studiato; Angelo Tancredi, un cavaliere ritornato dalle crociate e altri, tutti seguirono Francesco.
Le caratteristiche del comportamento di Francesco dopo la conversione e dei suoi discepoli, erano un atteggiamento cosi' diverso da quello comune tanto da essere chiamati pazzi, una vita di estrema poverta' e il servizio ai poveri specialmente il servizio ai lebbrosi che erano i piu' rifiutati nella societa' del tempo.
Innanzitutto un giovane di famiglia ricca che lascia il commercio e tutte le proprieta' e si fa povero e si mette al servizio di Dio da solo senza entrare in nessun ordine religioso, per gli abitanti di Assisi sorpassava ogni limite del buonsenso.
Inoltre quello che Francesco aveva fatto quando condotto dal padre davanti al vescovo, cioe' spogliarsi completamente nudo davanti a tutti non poteva che far pensare a pazzia.
Francesco dava un particolare significato allo spogliarsi ed essere nudo: per lui era un modo di indicare il rifiuto dell'attaccamento a qualunque cosa e il vivere completamente libero. Anche prima di morire volle essere spogliato ed essere adagiato nudo sulla terra.
Nel 1219 quando i suoi seguaci erano diventati numerosi e non erano piu' chiamati pazzi ma tutti avevano capito che si trattava di religiosi con una nuova e vivace spiritualita', fu aperta un'assemblea appena fuori Assisi a cui presero parte circa 5000 frati poveri e vestiti di stracci. A quella assemblea partecipo' anche il Cardinale Ugolino (il futuro papa Gregorio IX) come Legato Papale. Ugolino voleva osservare bene il nuovo gruppo di frati per trovare il modo di convogliarli in qualche ordine religioso gia' esistente o iniziare un nuovo ordine con una struttura e una regola ben precisa.
Francesco davanti a Ugolino e a tutti esclamo':
"Fratelli, fratelli miei, Dio mi ha chiamato a camminare la via della semplicita' e me l'ha mostrata. Non voglio quindi che mi nominiate altre Regole. Il Signore mi ha rivelato essere suo volere che io fossi un pazzo nel mondo: questa e' la scienza alla quale Dio vuole che ci dedichiamo! Egli vi confondera' per mezzo della vostra stessa scienza e sapienza..." (10).
I 5000 fratelli a sentire queste parole e pensando che c'era li' presente un rappresentante della Chiesa cominciarono a tremare. Ma il cardinale Ugolino capi' che il pazzo Francesco stava parlando mosso dalla forza dello Spirito.

C'e' un altro racconto che dimostra la liberta' e l'illuminazione del cuore di Francesco staccato da ogni attaccamento alle cose, al potere, alla conoscenza e sapienza umana, e si trova oltre che nei Fioretti di San Francesco fra le "Laudi e preghiere" col titolo "Della vera e perfetta Letizia".
Lo stesso fra Leonardo riferi' che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria degli Angeli, chiamo' frate Leone e gli disse: "Frate Leone, scrivi!".
Questi rispose: "Eccomi, sono pronto".
"Scrivi - disse - quale e' la vera letizia".
"Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell'Ordine; scrivi: non e' vera letizia. Cosi' pure che sono entrati nell'Ordine tutti i prelati d'Oltr'Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d'Inghilterra; scrivi: non e' vera letizia.
E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non e' la vera letizia".
"Ma qual'e' la vera letizia ? ". "Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed e' un inverno fangoso e cosi' rigido che, all'estremita' della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d'acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: "Chi e'?".
Io rispondo: "Frate Francesco". E quegli dice: "Vattene, non e' ora decente, questa, di andare in giro, non entrerai". E poiche' io insisto ancora, l'altro risponde: "Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te".
E io sempre resto davanti alla porta e dico: "Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte". E quegli risponde: "Non lo faro'. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi la'".
Ebbene, se io avro' avuto pazienza e non mi saro' conturbato, io ti dico che qui e' la vera letizia e qui e' la vera virtu' e la salvezza dell'anima. (11)
Questo racconto rassomiglia molto ad alcuni degli aneddoti dei maestri Zen, e rivela come il cuore di Francesco fosse libero da ogni soddisfazione egoistica e attaccamento e come superasse di gran lunga il modo di pensare religioso e comune del tempo: aveva visto con chiarezza la Verita'.
La prima cosa che Francesco capi' dopo la conversione fu che per ottenere la liberta' del cuore e superare l'attaccamento alle cose e' necessario abbandonare le cose e vivere una vita povera. Percio' restitui' tutto al padre, perfino i vestiti che aveva indosso.
Egli stesso e i suoi discepoli ogni giorno mangiavano quello che ottenevano mendicando.
Francesco personificando la poverta' usava chiamarla "Madonna Poverta'", e ne fece la cosa piu' preziosa per tutta la vita. Coloro che vedevano Francesco e il primo gruppo di discepoli camminare di citta' in citta', attraverso campi e boschi accompagnando col canto il loro cammino si accorgevano di una notevole forza spirituale che operava in essi.
Come i mendicanti indossavano un vestito lungo che rassomigliava un sacco con un'apertura per la testa e al posto della cintura usavano una corda. Pero' erano sempre felici e gioviali come ragazzi e sembravano essere venuti da un altro mondo dove non esiste il dolore e la tristezza. Davvero in questa vita di poverta' avevano trovato la perfetta letizia.

Vorrei citare due fatti che dimostrano come Francesco avesse cara la poverta'. Nel 1219 all'assemblea generale dei 5000, gli abitanti di Assisi avevano offerto il cibo necessario e inoltre avevano costruito per loro una grande casa che servisse a ripararli. Francesco che arrivo' sul posto senza sapere nulla si adiro', sali' sul tetto e comincio' a far volare per aria lastre e tegole ordinando ai frati di fare lo stesso. Quale vergogna e disprezzo della santa poverta' l'aver costruito questa casa cosi' vistosa. Solo i soldati e il rappresentante dei commercianti di Assisi riuscirono a fermarlo dicendogli che quella non era proprieta' dei frati ma del Comune.

Nel 1220 Francesco passando da Bologna si fermo' per visitare la casa ivi costruita da Bernardo per la comunita' dei frati; questa gli sembro' troppo vistosa e ordino' che tutti uscissero e andassero in un luogo piu' povero, facendo trasportare persino gli ammalati.
Pensava che se i frati fossero vissuti in case confortevoli si sarebbe subito attenuato l'amore per Cristo che dovevano annunciare agli uomini (12).

Per descrivere l'attivita' di Francesco e dei suoi frati, bisogna dire che camminavano girando di citta' in citta' predicando, annunciando alla gente la salvezza di Dio e l'amore di Gesu' Cristo, e aiutavano quelli piu' poveri di loro, specialmente i lebbrosi che tutti evitavano.
Al tempo di Francesco per il susseguirsi di siccita' e di alluvioni i raccolti erano sempre scarsi, e alla carestia si aggiungevano le guerre, e innumerevoli poveri giravano le citta' e le campagne mendicando. Oltre a questi c'erano i lebbrosi, completamente al di fuori della societa' e rinchiusi in lazzaretti. Tra questi alcuni riuscivano ad avere una relativa liberta' e col corpo quasi completamente avvolto in una lunga stoffa grigia, giravano per i campi scuotento un bastone con il sonaglio, quasi fantasmi a spaventare la gente.

Francesco da giovane, quando lavorava nel negozio del padre, dava sempre l'elemosina ai poveri, ma la vista dei lebbrosi proprio non riusciva a sopportarla. Quando passava vicino al lazzaretto si turava il naso con la mano per non sentirne l'odore (13).
Ma dopo la conversione si penti' di questo suo comportamento, che ricorda perfino nel suo testamento:
"Quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia." (14)
Subito dopo la conversione, passando a cavallo nei pressi di Assisi incontro' per strada un lebbroso. Provo' all'inizio una certa ripulsione, ma superata questa scese da cavallo e gli si avvicino'. Guardando questo volto coperto di piaghe gli prese la mano, la porto' alla bocca e la bacio' (15).
Piu' tardi si dedico' con fervore al servizio dei lebbrosi, li visitava nei lazzaretti con i suoi frati, toglievano le croste dalla carne marcia di questi esseri compassionevoli, li lavavano e ripulivano dalla materia infetta, e li trattavano con amore come se stessero lavando le piaghe del Signore.
Avendo capito l'amore di Cristo amavano come se stessi i lebbrosi che pure erano parte del Corpo di Cristo. E non c'era niente che li impauriva, non c'era nulla da cui temere del danno, il loro Io era scomparso e il loro cuore si fondeva con ogni altro essere.

Era questa una specie di illuminazione interiore; non era solo qualcosa capito con la testa, ma era accompagnato dalla pratica quotidiana di servizio.

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2. 5. Francesco il santo.



Qual'era la situazione della Chiesa al tempo di Francesco? Com'era visto Francesco dagli ecclesiastici di allora?
Francesco a diversita' degli altri religiosi e degli altri ordini aveva abbandonato gli ideali del mondo e cercava di vivere con purezza e alla lettera il messaggio del Vangelo. Pero' la sua fortezza e la sua purezza di cuore erano qualcosa che non poteva essere imitata facilmente.
Pur essendo vero che la sua vita e le sue parole facevano tremare la chiesa, ancora prima che egli morisse l'ordine dei suoi frati era diventato un ordine religioso non molto diverso dagli altri di quel tempo.

In generale, riguardo alla chiesa del XIII secolo non si puo' che dipingere un'immagine piuttosto scura. Francesco aveva capito bene che la Chiesa stava passando un periodo di crisi e di confusione.
Da una parte anche le bolle di papa Innocenzo III piu' volte descrivono i difetti della chiesa del tempo: riguardo agli ecclesiastici si parla di pratica dell'usura, di compravendita di cariche ecclesiastiche, di vita lussuosa, di ricerca di raffinatezza nei cibi e di intemperanza sessuale.
Dall'altra il papa stesso che accusa questi difetti rivela attaccamento alla politica e al potere temporale. La Chiesa mostrava agli uomini la gloria di Dio attraverso cerimonie solenni, cattedrali imponenti, costruzioni e opere d'arte ma era sull'orlo della rovina spirituale e ignorava o prendeva alla leggera le richieste del Vangelo.

Papa Innocenzo III aveva una spiritualita' propria e inizio' una profonda riforma della Chiesa, ma riteneva se stesso l'esecutore assoluto sia del potere spirituale che del potere temporale, affidati a lui dalla grazia di Cristo. Pensava di essere un uomo superiore a tutti gli altri uomini, da poter essere giudicato solo da Dio.
Se qualche re o signore si ribellava alle sue direttive andava incontro alla scomunica. E per quanto riguarda i sacerdoti di allora, a parte poche eccezioni, non pensavano a nessun modo di annunciare la parola di Dio alla gente, oltre alla predica della messa domenicale.
Le persone che con fervore cercavano la verita' erano affascinate dagli ideali rivelati nella Bibbia, e vedendo che non potevano ottenere questo dalla Chiesa andavano a cercarli altrove.
La Chiesa medioevale soffri' molto i movimenti eretici. Questi movimenti avevano come punto in comune la critica alla decadenza della Chiesa, lo studio libero e l'insegnamento della Bibbia. Essi stessi erano poveri e parlavano soprattutto ai poveri.
Per citare solo qualche nome, Pietro Valdo in Francia, Gioacchino da Fiore in Italia meridionale, Arnaldo da Brescia in Italia settentrionale, i movimenti Catari e altri.

Anche Francesco che come loro citava spesso la Bibbia, era diventato povero, parlava di preferenza ai poveri e criticava i difetti della Chiesa all'inizio corse il pericolo di essere preso per un eretico, ma Francesco, come figlio fedele della madre Chiesa non disobbedi' mai ai suoi ordini.
Per spiegare la sua posizione critica bisogna dire che egli bruciava dell'amore divino che aveva scoperto nel vangelo, e bruciava dallo zelo di trasmettere questo amore al piu' grande numero possibile di persone.

Nel 1209, quando ebbe radunato 11 discepoli ando' a Roma per avere dal papa il riconoscimento dell'ordine, portando con se' la sua regola, fatta principalmente di citazioni bibliche.
Ma Innocenzo III che aveva il terrore degli eretici, appena vide quegli 11 straccioni e senti' il parlare infuocato di Francesco rifiuto' di continuare ad ascoltarli. Con l'aiuto del vescovo di Assisi che si trovava allora a Roma e dopo aver potuto parlare col Cardinale Giovanni di San Paolo in carica del controllo degli eretici, poterono avere un'altra udienza col papa.
L'ordine fu riconosciuto, ma la regola non fu approvata subito per la ragione che era impossibile da praticare. Il Cardinale Giovanni di San Paolo fu stabilito rappresentante papale presso il nuovo ordine francescano.
Nel 1221 Francesco che era gia' ammalato e aveva rinunciato ad essere il Superiore dell'ordine, scrisse una nuova regola che fu presentata all'assemblea generale di quell'anno. Anche stavolta, triste a dirlo, la regola fu rifiutata perche' troppo lunga e perche' c'erano troppe citazioni bibliche. La regola fu riscritta una seconda e una terza volta con l'aiuto di altri; era stata resa piu' breve, leggera e facile da praticare, aveva meno citazioni bibliche e piu' codici legali e fu approvata da papa Onorio III nel 1223.
Ma quella non era piu' la regola di pura vita evangelica che Francesco aveva desiderato.

Il piccolo gruppo iniziale di fratelli aveva posto l'abitazione prima a Rivotorto e poi alla Porziuncola, nei pressi di Assisi, e si dedicava con entusiasmo alla predicazione del Vangelo. Dopo due o tre anni il numero di fratelli aumento' enormemente e allargo' l'attivita' di predicazione in tutta Italia e nelle nazioni vicine.
Nel 1212 la giovane Chiara supplico' Francesco di poter condurre la stessa vita e prese l'abito religioso. Insieme alle altre ragazze che la seguirono poterono risiedere nella cappella di San Damiano, e fu iniziato l'ordine femminile delle "Povere Dame".
La vita di Chiara e il suo incontro con Francesco sono un argomento di estremo interesse. Pero' qui non toccando direttamente il tema di questa tesi rimando per una conoscenza degli scritti di Chiara e delle biografie su di lei alle Fonti Francescane (pg. 1151-1279).

Col passare degli anni l'ordine di Francesco si ingrandiva sempre piu', e per il poverello di Assisi la fama di santo si allargava in tutta la Chiesa. A prova di questo nel 1218 il Cardinale Ugolino di Ostia, nuovo rappresentante papale presso l'ordine, chiese a Francesco di predicare davanti al papa e ai cardinali riuniti. Lo stesso Ugolino preparo' una bella predica in latino e la passo' a Francesco perche' la imparasse a memoria.
Francesco si preparo' con impegno, ma davanti a tante persone importanti quanto aveva imparato a memoria svani', e fattosi coraggio comincio' a predicare in dialetto con le parole che gli sgorgavano ardentemente dal cuore. Si dice che quel giorno fra i prelati della Chiesa si videro lacrime di gioia e di pentimento
(16).

Nel 1219 Francesco visito' la terra santa. Da giovane pensava di andarvi come cavaliere delle crociate ma ora vi ando' portando la parola di Dio e l'amore di Cristo per convertire al Vangelo i mussulmani. Pote' incontrare a Damietta il Sultano che era piu' o meno della sua stessa eta' e parlare con lui circa la verita' e la religione.
Ma in seguito a quanto vide fra i crociati, specialmente il massacro di Damietta quando la citta' cadde, perse completamente il fascino per i cavalieri, e con il cuore stretto dal dolore torno' in Italia.

Gli ultimi anni di Francesco si possono chiamare una "passione" per i dolori della malattia.
Nel 1220 rinuncio' a essere superiore dell'ordine perche' non si sentiva piu' in grado di guidare gli oltre 5000 fratelli e al suo posto fu eletto Pier Cattani. L'anno dopo questi mori' improvvisamente ed Elia da Cortona divenne il nuovo superiore dell'ordine.
Francesco si era ammalato di tubercolosi durante l'anno di prigionia a Perugia quand'era ventenne, e la sua salute fu sempre debole. Oltre a quello bisogna aggiungere la vita estremamente povera, il cibo scarso e i lunghi digiuni e penitenze, e la salute peggioro' continuamente.
Quando visito' la Palestina, il sole del deserto gli brucio' gli occhi e divenne quasi completamente cieco.

Nel 1223 dopo aver ottenuto l'approvazione della regola, alterno' la vita eremitica e il riposo per curarsi con i viaggi per confortare e stimolare i suoi fratelli e predicare alla gente comune. Anche se il suo corpo era gravemente ammalato il suo spirito sembrava essere mosso da una forza misteriosa.
L'amore di Cristo bruciava dentro quel corpo straziato e lo muoveva lo zelo di predicare a tutti gli uomini l'amore e la pace. Da dopo la conversione il cuore di Francesco era un tutt'uno con il cuore di Cristo. Recitava sempre il nome di Gesu', sulle vesti e sui muri disegnava sempre la croce e molto spesso faceva il segno di croce sulle persone e sugli animali come benedizione.
Passando davanti a una chiesa o a qualche forma della natura che assomigliasse a una croce si fermava in adorazione.

Nel settembre del 1224 all'eremitaggio dell'Averna, mentre meditava i dolori della passione di Cristo, in una visione cosi' forte da spaventare i tre fratelli che erano al suo fianco, apparve un blocco di fuoco nel cielo.
Il fuoco si avvicino' al corpo di Francesco e sulle mani, i piedi e il costato causo' delle ferite come quelle di Gesu' sulla croce.
Francesco cerco' sempre di nascondere queste stimmate avvolgendo delle bende intorno alle mani, ma per il sangue che talvolta ne fuorusciva, fu risaputo a tutti quelli che l'incontrarono (17).

Nel 1225 gli fu praticata un'operazione agli occhi e fino all'anno dopo ricevette cure continue, ma gli giovarono a poco.
Il 4 ottobre 1226 mori' alla Porziuncola.
Quando mi vedrete ridotto all'estremo, deponetemi nudo sulla terra come mi avete visto ieri l'altro, e dopo che saro' morto lasciatemi giacere cosi' per il tempo necessario a percorrere comodamente un miglio.
Ben venga, mia sorella morte! (18).
furono le sue ultime parole prima di morire.


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NOTE

(1)..Fonti Francescane pg.197.

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(2)..Fonti Francescane pg.325.

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(3)..Fonti Francescane pg.747.

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(4)..Fonti Francescane pg.863.

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(5)..Fonti Francescane pg.695.

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(6).. Fonti Francescane pg.513.

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(7).. Celano, Vita seconda, 10.

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(8)..Celano, Vita Seconda, 12.

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(9)..Celano, Vita Prima, 11.

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(10)..Leggenda Perugina, 114.

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(11)..Fonti Francescane pg. 144.

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(12)..Per i due fatti vedere Celano, Vita Seconda, 57-58.

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(13)..Cfr. Celano, Vita Prima 17.

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(14).. Fonti Francescane pg.66.

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(15)..Celano, Vita Seconda, 9.

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(16)..Celano, Vita Prima, 73.

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(17)..Celano, Vita prima, 94.

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(18)..Celano, Vita Seconda, 217.

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