LA FIGURA DEL BUDDHA E L'ESSENZA DEL SUO PENSIERO
Conferenza del prof. Nara Yasuaki, Kobe 2 set. 1988
Il prof. Nara Yasuaki, attualmente insegnante all'Universita' Komazawa di Tokyo e responsabile di un tempio Soto Zen vicino a Ueno (Tokyo), ha studiato in India all'Universita' di Calcutta ed e' specializzato nel Buddismo delle origini.
Inizia la conferenza dicendo di aver sempre cercato un accostamento esistenziale al Buddismo: oltre a studiare i testi antichi, cerca di incontrare il Buddha che vive dentro di se'.
Il Buddha nacque verso il VI o V secolo a.C. a Kapilavastu, una piccola nazione tribale dell'India nord, nella tribu' Shaka. Il nome comunemente usato di Shakamuni significa il Santo della tribu' Shaka. Fra i diversi nomi usati, il preferibile e' Shakuson: "il Venerabile Shaka". "Buddha" infatti e' un aggettivo indicante l'Illuminato, "Gotama" ne denota la stirpe, e "Siddharta" e' un nome tardivo.
Nella storia dell'India, all'arrivo degli Ariani, (verso il 1500 a.C.), segui' un mescolamento di questi con le numerose razze locali, e in questo processo si sviluppo' l'Induismo. Si formarono numerose nazioni di cui alcune piccole e tribali e altre piu' grandi. Pian piano le grandi nazioni conglobarono le piu' piccole fino ad arrivare alla dinastia Mauria, IV-III secolo a.C., quando il re Ashoka unifico' tutta l'India e diffuse dovunque il Buddhismo. Al tempo di Shakuson in India vi erano ancora 16 nazioni ed egli era il figlio del re di una piccola nazione tribale.
L'Induismo del tempo di Shakuson era principalmente una religione di interessi materiali. Si pregavano le divinita' e si offrivano dei sacrifici per avere dei benefici concreti (relazione del dare e avere). Pero' vi erano anche degli inizi di riflessione esistenziale, specialmente il pensiero dell'unita' Brahman-Atman, l'unita' del Se' universale con il se' particolare.
Shakuson pur essendo il principe di una nazione molto piccola faceva parte dell'elite sociale del suo tempo e trascorse una giovinezza felice e prosperosa. Era dotato di una intelligenza fuori del comune ed aveva una profonda conoscenza di tutte le scienze del tempo. Era di carattere introverso e fu presto assillato dal problema del dolore; a 29 anni comincio' la vita ascetica, a 35 fu illuminato, e insegno' per 45 anni la verita' che aveva scoperto; mori' a 80 anni.
Fin dall'antichita' il monaco e' chiamato "Shukke", colui che esce dalla casa, colui che non dorme sotto un tetto e non possiede niente. Uno completamente estraneo all'attivita' produttiva della societa', che vive di elemosina e non ha nessuna responsabilita' sociale. Pero' ha contatto con la societa' perche' insegna la Verita', e accettando le elemosine della gente permette loro di acquistare meriti.
Il motivo che spinse Shakuson alla vita ascetica fu la preoccupazione di trovare una risposta al problema della vecchiaia, della malattia e della morte. Tutti si preoccupano della vecchiaia, della malattia e della morte, pero' in genere non si fa nulla. E' una cosa ovvia ed inevitabile. Quando pero' ci viene detto che per il cancro abbiamo solo 6 mesi di vita, oppure e' cosi' per un nostro figlio, o un amico caro, non riusciamo ad accettare questa realta'. Shakuson non si preoccupo' della malattia perche' lui stesso ne fu colpito, ma senti' questo problema quando era al massimo della felicita', giovane e sposato con figli. In alcune sue parole riferite da un sutra si dice:
"L'uomo e' stolto perche' sente avversione per i vecchi, i malati e i morti, nonostante lui stesso e' destinato a diventare vecchio, ad ammalarsi e a morire. Questo e' l'orgoglio della giovinezza, della salute e della vita."
L'Io e' continuamente insoddisfatto per lo stacco che c'e' fra il desiderio di vivere e la realta' della morte; fra il desiderio di essere sempre giovane e la realta' della vecchiaia; fra il desiderio della salute e la realta' della malattia.
Shakuson segui' la vita ascetica per 6 anni; poi pero' vedendo che essa era inutile a risolvere il problema inizio' con la meditazione e capi' la Verita'.
Vita ascetica pero' non era solo Yoga o esercizi di controllo del respiro o di concentrazione, era soprattutto una vita da mendicante che serviva a distruggere l'Io. P.Oshida traduce la frase biblica "Beati i poveri di spirito" con "Beati coloro che hanno frantumato il respiro, che hanno distrutto l'Io". L'insegnamento buddhista e' fondamentalmente una teoria per il controllo dei desideri egoistici.
Si legge in un sutra che Shakuson viveva da mendicante, camminando sempre nudo col caldo e il freddo; dormiva sdraiandosi dove bruciavano i morti, vicino ai cadaveri. Quando era seduto in meditazione venivano i bambini dei pastori del vicinato e gli sputavano e gli orinavano addosso, lo coprivano di rifiuti e gli infilavano dei rametti nelle orecchie. Lui non si arrabbiava e li lasciava fare, pensando che era un mezzo per ottenere la pace del cuore. Era cosi' perso tutto l'orgoglio di uomo e frantumato l'Io. Non e' questa impotenza, ma una positiva attivita' ascetica. La pace del cuore proviene da un Io frantumato, da un Io che non si rialza. Si dice che gli astronauti che hanno sperimentato la solitudine cosmica hanno capito l'inutilita' dell'Io e la loro vita e' cambiata. Scusate la mia presunzione di voler interpretare un fatto biblico, ma penso anche i 40 giorni di Cristo nel deserto come una pratica di distruzione dell'Io. In questo senso anche i 6 anni di ascetismo per Shakuson non sono stati inutili.
Per spiegare l'essenza del pensiero buddhista e' utile partire dalle Quattro Nobili Verita': Il problema del dolore, la causa del dolore, l'annullamento di esso e la pratica ascetica.
Il Dolore.
E' il centro del problema che assillo' Shakuson. Non e' solo la sofferenza di essere a pancia vuota o di essere senza soldi, e' lo stacco fra il desiderio o l'ideale e la realta'. Si soffre perche' non si puo' ottenere quanto si desidera. Sofferenza del desiderare cio' che in realta' non si puo' avere, del desiderare senza limiti. Desiderando di essere sempre giovani si invecchia, desiderando la salute ci si ammala, oppure non si vuole morire. Nel desiderare senza limiti c'e' la sofferenza.
Quando il Buddhismo dice che tutto e' sofferenza qualcuno pensa che questo sia solo pessimismo, ma queste parole indicano che nella vita la sofferenza e' una cosa inevitabile e il riconoscere questo e' il punto di partenza della pratica religiosa buddhista.
In una canzone giapponese si dice "Amore e' sofferenza": chi ne e' coinvolto soffre, ma per chi ne e' fuori e' solo un'idea che non fa male.
La Causa del Dolore.
Nel Buddhismo si parla delle 12 cause: queste non sono parole testuali di Shakuson, ma e' una dottrina tardiva che ne ha riassunto il pensiero. All'inizio di tutto vi e' l'ignoranza e il desiderio radicale (la sete radicale, istintiva). Quando questa si incontra con qualcosa di concreto, ad esempio l'alcool, una donna, ecc. sorge l'attaccamento. Anche la vita (piu' che nel senso fisico qui e' intesa come esistenza, come luogo dove si sviluppano i desideri) deriva dal desiderio. L'ignoranza radicale e' il non sapere che tutto e' transitorio, e' attaccarsi illusoriamente alle cose e soffrire perche' sfuggono e non si possono stringere in pugno come si vorrebbe. Eliminare completamente i desideri e' quasi umanamente impossibile, per cui la pratica religiosa consiste nell'acquisire saggezza e controllare i desideri.
L'Annullamento del Dolore.
Con lo sviluppo del Buddhismo Mahayana (Grande Veicolo) si arriva a dire che i desideri illusori sono illuminazione (Bonno=Satori), e c'e' resistenza ad affermare una eliminazione totale dei desideri, peraltro impossibile. La parola indiana 'nirodha' che indica la cessazione dei desideri, all'origine indica bloccare e convogliare le acque. Piu' che distruzione totale dei desideri si vuole indicare il controllo di essi, il controllo dei desideri illusori e dell'attaccamento. All'inizio anche questo e' difficile, ma con la meditazione e con la pratica religiosa si puo' arrivare al controllo senza troppa fatica. Come dice un'altra canzone giapponese "Lo so bene ma non posso smettere", non si puo' smettere i desideri, pur sapendo che sono all'origine della sofferenza.
Alcune parole dei sutra riguardo al dolore:
"Chi e' nato non puo' sfuggire la morte: tutto e' transitorio, tutti dobbiamo morire. Tutti si va verso la morte, il padre non puo' salvare il figlio, il parente non puo' salvare il parente. Tutti soffrono ma non c'e' modo di fermare la morte. Gli uomini di questo mondo spariscono presi dalla morte, ma i saggi che hanno capito la transitorieta' delle cose non soffrono. Chi e' preso dalle delusioni e perde se stesso, se il piangere gli e' di utilita' che pianga, e anche il saggio faccia lo stesso. Pero' anche piangendo non si ottiene la pace del cuore. La sofferenza aumenta e il corpo si emacia e dimagrisce e quando uno e' morto non si puo' far piu' niente: il piangere e' inutile. Piuttosto ascolta l'insegnamento del Venerabile, riconosci di fronte alla morte la tua impotenza e smetti di piangere. Chi vuole evitare la sofferenza strappi la freccia avvelenata delle delusioni".
Tutte le cose sono transitorie, cio' che ha forma va verso la distruzione, cio' che ha vita va verso la morte. Se non si capisce questo non c'e' la forza di superare la sofferenza. Praticare questo e' una cosa molto difficile. E' piu' facile dire preghiamo il Signore. Mentre normalmente gli uomini vivono accontentando i desideri, il Buddhismo propone il controllo e il superamento di essi.
In Giappone c'e' la parola akirameru che indica lasciar perdere, gettare la spugna. Questa all'origine e' una parola buddhista. Significa conoscere con chiarezza la situazione in cui ci si trova, capire con tutto il corpo e lo spirito la situazione in cui si e' posti, le cose come veramente sono. Uno degli appellativi del Buddha e' Tathagata, detto in giapponese Nyorai; questo in inglese si dice suchness, as-it-isness, e' la realta' cosi' com'e'.
Muga (An-Atman) e' un termine buddista fondamentale. Ga (Atman) e' la realta' individuale, realta' eterna e ovunque permanente, si potrebbe dire l'Anima. Muga, An-Atman non e' la negazione del Se', ma significa che il Se', l'Atman e' inafferrabile, non puo' essere posseduto in eterno. Qualunque cosa si cerca di prendere, quello non e' il Se'. La vita, il corpo, la moglie, i soldi, la posizione, non si possono tenere in pugno in eterno. Qualunque cosa si prenda, quella non sono io, non e' mia. Muga e' il vivere questo in pratica. Se fosse mio lo potrei tenere in eterno, invece tutto scompare, anche la vita. Non c'e' nulla che si possa dire questo sono Io, questo e' mio. Muga e' capire questo e viverlo in pratica. Non e' la negazione dell'Io metafisico, dell'Atman, ma e' un'affermazione a livello pratico: rinunciare ad afferrare l'Io.
La Via e la pratica ascetica.
Come parlo' Shakuson alla gente comune? L'insegnamento principale e' quello dell'ottuplice sentiero:
1) Un corretto modo di vedere: sapere l'inafferrabilita' dell'Io, la transitorieta' delle cose e le cause della sofferenza.
2) Un giusto modo di pensare.
3) Un parlare corretto.
4) Un corretto uso del corpo.
5) Un giusto modo di vivere.
6) Uno sforzo adeguato e incessante.
7) Un corretto uso della mente.
8) Una corretta pratica di meditazione.
L'idea fondamentale di questo Ottuplice Sentiero e' che la vita di satori e' necessaria per il monaco, pero' per la gente normale che non puo' fare ascesi e meditazione, suggerisce un processo di controllo dei desideri e delle passioni verso l'obiettivo del satori, e questa vita controllata la chiama vita illuminata, vita di satori. Per questo si parla di giusto modo di vivere e sforzo adeguato; specialmente il giusto modo di pensare e' importante: non vivere inconsapevoli ma essere sempre svegli, attenti e coscienti per vivere nel modo migliore. E perche' questo possa diventare naturale e' necessaria la meditazione.
Ho proposto le Quattro Nobili Verita' e l'Ottuplice sentiero come una forma per spiegare il centro dell'insegnamento buddista, pero' ci sono molti altri problemi, come il peccato e il pentimento (Sange), la fede... pero' quanto esposto sopra e' il centro del modo buddista di vedere il mondo, e questo dal Buddismo indiano a quello cinese e giapponese non e' cambiato.
Domande e risposte.
Mujo. Cosa indica concretamente?
Indica che tutte le cose prima o poi vengono a mancare. Nel giapponese moderno la parola Mujo si usa quando uno muore improvvisamente, pero' il termine buddista indica tutte le cose che sono transitorie.
Gassho: (saluto a mani giunte)
E' un saluto classico usato in India fin dall'antichita'. E' un'espressione esterna di quanto c'e' nel cuore: offrire tutto alla persona che si incontra. Quando si hanno le mani unite non si puo' fare altro, non si puo' fare del male.
I predicatori giapponesi dicono che il saluto gassho, dove si uniscono le righe (shiwa) del palmo della mano, esprime felicita' (shiwa-awase, shiawase), mentre quando si litiga si incrociano i pugni (fushi-awase) e c'e' infelicita' (fushiawase). Regolando la forma esterna (le mani) si riesce a regolare anche il cuore. Attualmente in Giappone si saluta con l'inchino, pero' nel contesto buddista si usa il saluto a mani giunte (gassho).
Satori come obiettivo o come processo?
Satori e' detto anche Paramita, raggiungere l'altra sponda (Higan). Ora il maestro Dogen dice di non pensare di raggiungere l'altra sponda (Satori) con la pratica (Shugyo). Anche se arrivi all'altra sponda la pratica non finisce. Il fatto stesso di praticare e' perche' si e' arrivati all'altra sponda. Per quanto riguarda Dogen, Satori e' praticare la vita del Buddha nella vita quotidiana (Satori come processo). Invece il maestro Rinzai da' risalto all'esperienza del Satori: una volta vista con chiarezza la Verita' si puo' piu' facilmente praticare la vita del Buddha nella vita quotidiana (Satori come obiettivo).
I due usano vie diverse pero' il fine e' lo stesso. Shakuson fu illuminato una certa mattina mentre meditava sotto l'albero bodhi, per cui si puo' parlare di un'esperienza temporale del Satori.
Il Muga come rinuncia all'Io, ha qualche relazione con la coscienza di gruppo dei giapponesi?
No, penso che non abbia alcuna relazione. La filosofia distingue 'la persona' e 'Io'. L'Io in se' non esiste, e' solo un concetto con nulla di reale in esso. Un concetto costruito con la memoria delle esperienze passate e i desideri.
Invece nel Buddismo si da' importanza alla persona (Ji-ko).
C'e' nello Zen l'espressione: "Sei in piedi su un palo di 100 metri e fa' un passo in avanti". Vuol dire questo suicidarsi? No, vuol dire: mentre vivi diventa un morto, muori completamente e sarai perfettamente libero. Frantuma l'Io completamente e avrai la pace del cuore e la liberta': eliminare l'influenza e l'attivita' dell'Io. Un'espressione di Rinzai dice: "Il vero essere umano ti sta uscendo ed entrando dalla bocca!". Il vero essere umano sei tu stesso che stai vivendo, non il concetto di te che ti sei costruito con le esperienze passate e i desideri.
La compassione (Jihi), che relazione ha con il Muga?
Shakuson disse: "Per me il mio Io e' una cosa preziosa". Per se stessi il proprio Io e' la cosa piu' importante. Quindi anche per l'altro il suo Io e' la cosa piu' importante. Compassione e' immedesimarsi nell'altro; e' ritenere come la cosa piu' importante l'Io dell'altro. Nei testi buddisti primitivi non si usa la parola "L'Io dell'altro" (Ta-ko), pero' questa e' una parola molto usata dal maestro Dogen "Amare il proprio Io (Jiko) e' amare l'Io dell'altro (Tako).
Rinunciare a se stessi e immedesimarsi nell'altro e' il fondamento della compassione buddista. Per cui nell'azione sociale se non c'e' vero Muga non ci puo' essere neppure vero Jihi, perche' non ci si puo' immedesimare negli altri se si e' attaccati a se stessi. Inoltre come fondamento del Jihi c'e' anche la saggezza (Chie), cioe' l'essere sempre coscienti dell'illusorieta' dell'Io e della transitorieta' di tutto. Capire sempre la necessita' di essere in giusta relazione con gli altri. Per cui anche Sapienza (Chie) e Compassione (Jihi) vanno insieme. Proprio il tema dell'incontro Zen-Christian Colloquium appena terminato a Kyoto e' stato "Ai to Jihi" (Amore e Compassione), la relazione fra l'Io e l'Altro.
A questo punto si potrebbe chiedere cosa fece Shakuson per la societa' del suo tempo, come si concretizzo' in lui la pratica della compassione? Come shukke shamon (monaco mendicante) non aveva nessuna relazione con la vita sociale, pero' era sempre a contatto con le persone insegnando la Verita'. Spesso manifesto' il parere contrario al sistema delle caste e non faceva discriminazione di caste all'interno della sua comunita' (questo pero' in India e' comune a tutte le comunita' religiose). Alcuni re andavano da lui per consigliarsi ed egli li consigliava sempre per la pace e per il bene della societa'. In questo senso oggi specialmente c'e' bisogno di un aiuto alla societa' da parte dei buddisti.
Si dice spesso che il Buddismo e' la via all'illuminazione, pero' non e' solo questo. Ci sono anche gli aspetti della comunita', della preghiera, delle cerimonie nei vari momenti della vita, ecc.
Il Buddismo primitivo eseguiva alcuni riti molto semplici (poi sviluppatisi nel Buddismo magico ed esoterico). Pero' non si eseguivano funerali, non c'era il culto dei morti e non c'erano cerimonie di iniziazione... tutto questo era lasciato all'Induismo. Per cui in India anche ora, uno pur seguendo la via buddista partecipa alle cerimonie e feste induiste. In India il Buddismo non ha sostituito l'Induismo ma vi si e' sovrapposto. Il Buddismo ha come scopo una visione esistenziale, mentre l'Induismo e' soprattutto fede popolare legata ad attivita' sociali e a cerimonie. Nell'Induismo non si entra per conversione, esso non ha una struttura di insegnamento e di liturgia, e' un po' come lo Shinto in Giappone.
Come pensare le leggende riguardo alla vita di Shakuson?
Riguardo a Shakuson, all'inizio non ci furono biografie intenzionalmente scritte e anche i testi buddisti furono compilati piu' tardi. Non si usava scrivere ma ricordare tutto a memoria. Per cui si erano formati tanti piccoli concentrati di insegnamento (sutra) memorizzati e tramandati. Chiaramente in questo processo di formazione entro' anche il pensiero e la comprensione dei discepoli. In seguito, seguendo obiettivi diversi furono redatti i sutra piu' lunghi in base a quanto tramandato oralmente. Questi ora li possiamo vedere nella edizione critica in lingua Pali. Pero' c'e' il problema che appena Shakuson mori' inizio' un processo di deificazione, che esprime il rispetto e la venerazione dei discepoli per la figura del grande maestro, e cosi' pian piano la sua vita divento' leggenda.
Ora nel Buddismo queste leggende non sono viste come realta' storica, pero' non sono nemmeno da rigettare come falsita' senza valore. Per ognuna di queste leggende che si forma c'e' il pensiero dei fedeli che ne sono gli autori.
Non si tratta di demitizzazione, ma e' anche necessario estrarre fra le tante leggende quella che e' la figura storica di Shakamuni Buddha e il suo vero pensiero.
Per esempio c'e' un famoso episodio dove Shakuson usci' dalle 4 porte del palazzo reale nelle 4 direzioni. Alla porta est incontra un vecchio e si meraviglia perche' non ne aveva mai visti, e il suo servo gli spiega che anche lui diventera' vecchio. Nello stesso modo alla porta sud incontra un malato. A ovest incontra un funerale e infine uscendo dalla porta nord incontra un monaco. Dalla pace e serenita' che traspira da questa figura decide anch'egli di lasciare il palazzo per farsi monaco.
Questa leggenda e' stata scritta nel II secolo, cioe' circa 600 anni dopo la sua morte ed e' difficile credere che sia un fatto storico, pero' esprime bene la sua preoccupazione per il problema del dolore. Col passare del tempo aumentano sempre piu' i testi in cui la sua figura e' deificata. Solo piu' tardi si pensa a scrivere delle vere biografie di Shakuson. Il processo parte dai brevi sutra in lingua Pali a fondamento storico trasmessi oralmente, essi confluiscono nell'edizione di sutra piu' grandi in Pali e Sanscrito, questi vengono trasmessi finche' si arriva al movimento Mahayana (Grande Veicolo), dove iniziano le biografie. In questi 400-500 anni continua anche il processo di deificazione, per cui in mezzo alle leggende scompare quasi completamente la figura storica di Shakuson.
Ora noi possediamo testi scritti in periodi diversi e formatisi con processi diversi, e da qui appaiono figure diverse di Shakuson. Per risalire alla figura storica originale furono esaminati tutti i testi che parlano della sua vita in base ai seguenti criteri: piu' la figura di Shakuson appare deificata e piu' e' tardiva. Inoltre si da' la precedenza a quei particolari comuni a tutti i testi escludendo quelli ritrovati solo in alcuni, come interpolazioni tardive. Anche se non si puo' dire di conoscere la figura di Shakuson sicuramente storica al 100%, specialmente grazie al prof. Nakamura Hajime, si puo' credere di essere vicini.
A proposito dell'Amidismo.
L'Amidismo e' una corrente di pensiero all'interno del movimento Mahayana. Esso inizia verso il primo secolo, ma non ne sono ancora ben chiari i motivi e il processo di inizio. L'Amidismo compare fin dall'inizio del Mahayana. E' pero' un problema se sia iniziato in India o nell'Asia centrale (Gandhara). Per esempio il prof. Nakamura Hajime e il prof. Fujita dell'universita' dell'Hokkaido sostengono che sia sorto in India. Pero' il prof. Iwamoto Yutaka sostiene che la parola Amida venga dalla lingua di Gandhara, dove il Buddismo era molto fiorente fin dal II secolo a.C. e vi sono stati scoperti molti testi. Si e' inoltre scoperto che molte parole buddiste derivavano dalla lingua di Gandhara, piuttosto che dal Sanscrito o Pali. Anche il pensiero del Paradiso (Gokuraku Jodo) non e' indiano ma sembra abbia connessioni con l'Eden biblico. Comunque queste tesi non sono completamente confermate e la ricerca e' aperta.
Nel Buddismo non c'e' niente di cosi' particolare e unico come la fede amidista. Di solito si da' risalto al controllo delle passioni delusive, invece la fede dell'Amidismo, il non dar importanza alla fede personale ma abbandonarsi nelle braccia di Amida sembra fuori del Buddismo.
Pero' anche qui non si puo' abbandonare il pensiero indiano della Bakti (Devozione), detta in giapponese "Shin-Ai" (Fede-Amore). E' questo un problema anche nello studio dell'Induismo. Il pensiero Bakti compare infatti anche nella Bhagavad-Gita che e' prima di Cristo. Divenne poi popolare specialmente nel sud dell'India verso il secondo e terzo secolo, e verso il decimo secolo divenne il pensiero predominante nell'Induismo. Inginocchiarsi davanti a Dio e affidarsi completamente a lui offrendo la fede e l'amore senza richiedere niente, neppure la salvezza, ma lasciare fare tutto a Lui, proprio come il bambino che si getta nelle braccia della madre. Questo pensiero dell'Induismo e' identico a quello dell'Amidismo. Anche il Cristianesimo ha questo aspetto, per cui non si deve necessariamente dire che questo pensiero provenga da una particolare religione, ma puo' essere un sentimento universale comune a tutti gli uomini.
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