PROSPETTIVE E POSSIBILITA' DI COLLABORAZIONE PER UN GRUPPO COME IL NOSTRO, NEL CAMPO DEL DIALOGO
INTERRELIGIOSO
diciottettesimo incontro: 21-23 luglio
1997 (Izumi Sano - OSAKA)
INTRODUZIONE
* Interpreto la dicitura "collaborazione" come rivolta ai componenti stessi del
gruppo; non intendendola, quindi, come collaborazione con altri gruppi simili.
* La prolungata mancanza da questo gruppo e' motivo di non conoscenza di quanto
effettivamente e' stato fatto dal 1989 al 1996. Nel corso della riflessione,
inevitabilmente, correro' il rischio di dire cose scontate, di fare riflessioni antiche e
gia' proposte all'attenzione dei presenti in tempi piu' opportuni, di valutare proposte
gia' a suo tempo collaudate e vagliate. I presenti siano benevoli e clementi: e' un
rischio normale per l'ultimo arrivato richiesto di parlare di un tema cosi' importante pur
non essendone adatto. Ma e' anche il destino dell'ultimo arrivato: meglio fare subito
quanto si e' richiesti, cosi', una volta svolto il proprio compito, si e' tranquilli per
un discreto lasso di tempo!
* La riflessione ha due scopi:
1) Incentivare la collaborazione all'interno del gruppo (rivitalizzazione);
2) Significanza del gruppo all'interno delle nostre famiglie missionarie operanti in
Giappone (e anche altrove), ed e divisa in 4 punti.
1) CIRCA LA STRUMENTAZIONE (TECNICA) DI
RICERCA
* I metodi di indagine del mondo religioso sono vari e molti di questi hanno lunga
esperienza e comprovati risultati:
- filosofia della religione
- storia della religione
- sociologia della religione
- psicologia della religione
- fenomenologia della religione
* Ogni scienza ha i suoi metodi propri sia di analisi che di riflessione.
Senza paura di sbagliare, si puo' affermare che ogni scienza ed ogni specifico metodo di
analisi del mondo religioso sono vicendevolmente complementari pur nella specificita'
* A livello del nostro gruppo propongo la fenomenologia storica delle religioni come
scienza di riferimento. I motivi:
- avendo essa come campo di indagine "ogni manifestazione del sacro", puo'
facilmente servire come punto di incontro e condivisione delle varie specializzazioni dei
componenti del gruppo.
- l'interesse del fenomenologo delle religioni "Non e' soltanto la relazione fra gli
elementi razionali e gli elementi irrazionali che ogni religione comporta, ma e' il Sacro
nella sua totalita'" (Mircea Eliade. Introduzione al Sacro e Profano). Questo implica
che ogni contributo circa la comprensione del Sacro trova certamente valorizzazione all
interno di questa scienza.
- essa e' accessibile a tutti perche' accoglie tutti i contributi.
* Concretamente, intendo proporre non l'iscrizione ad una categoria di studiosi, ma una
mentalita' ed un metodo di lavoro che dia un po' di coesione interna al gruppo e permetta
un legame piu' efficiente tra Gruppo Dialogo e rispettive Congregazioni missionarie e
ambienti di lavoro.
- Mentalita': i fenomeni del sacro che cadono sotto i nostri occhi sono tutti importanti
in vista della comprensione del "fenomeno religioso" globale. Una
specializzazione in questo o quel settore non deve essere di impedimento all'attenzione
minima ai normali fenomeni, come, neppure, l'attenzione ai fenomeni quotidiani del sacro
deve essere considerata di impedimento ad una specializzazione in un settore o in un
altro.
Credo che il non equilibrio in cio' sia la prima causa della lentezza nel cammino del
gruppo, della sua visibile stanchezza e della poca incidenza sulle nostre Comunita' di
appartenenza (religiose, operative, di apostolato, ... ).
E' questione di curiosita': inizio di ogni scienza.
- Metodo: catalogazione del materiale trovato e riflessione-rielaborazione del medesimo
(per temi, religioni, livelli storici...).
Il non saper catalogare significa perdere quanto si trova (sia dopo meditata ricerca che
casualmente) o, per lo meno, precludersi la via alla sua utilizzazione e divulgazione.
Catalogare permette di comparare ed enucleare tematiche, favorisce l'oggettivita' delle
riflessioni e la continuita' dell'approfondimento pur nel mutare dei componenti del
gruppo, produce sintesi attendibili.
La catalogazione deve essere fatta con metodi abbastanza comuni tra i partecipanti: solo
allora ha significato e incidenza. Le moderne tecniche (computer e simili) aiutano
considerevolmente nel dare corpo visibile a questo lavoro e ne mostrano anche l'efficacia.
La discussione e riflessione di gruppo potrebbero chiarire gli ambiti nei quali ogni
componente del gruppo dovrebbe maggiormente porre attenzione nella catalogazione del
materiale. In ogni caso, a tutti dovrebbe essere richiesto un primo gradino: catalogazione
della propria biblioteca in ordine ai testi che riguardano il nostro lavoro: le religioni
in Giappone.
Il lavoro potrebbe essere fatto nel tempo di un anno e non di piu'.
Infine: potrebbe essere utile un incontro di metodologia (come catalogare servendosi del
computer o word-processor). tenuto, nell'ambito dei nostri incontri, da uno che sia gia'
esperto in cio' (es.: Cavagna, Bonazzi, Beretta, Succu... ).
2) CIRCA L'AMBITO DI RICERCA
* Sono da favorire "ambiti" di comune utilita', la ricerca sui quali possa
essere continuata nonostante gli spostamenti di luogo ai quali siamo soggetti e anche da
un altro, qualora altri impegni, fuori o all intemo del Giappone impedissero ad un
componente il proseguo nell'attivita' del gruppo.
Tra questi "ambiti", ne propongo due in modo speciale: mito e rito. che non
conoscono limitazioni di spazio o tempo e sono il fondamento di ogni esperienza religiosa.
* Naturalmente l'inclinazione propria di ciascuno e'il campo migliore di ricerca e di
arricchimento vicendevole, qualora i risultati siano condivisi.
3) CIRCA LA PERIODICITA' DEGLI INCONTRI
* II dialogo interreligioso, dal Vat. II con speciale forza (N.A.2; G.S.92), e tutto cio'
che lo favorisce, e' diventato parte essenziale del cammino della Chiesa e dell'attivita'
missionaria in modo speciale. Sia la Chiesa Giapponese che i nostri Istituti Missionari
hanno accolto questo compito come proprio. Esso e' percio' primario. Il nostro gruppo
dovrebbe essere espressione eloquente di questo impegno.
Di conseguenza il cammino del gruppo dovrebbe entrare come attivita' normale e principale
per i componenti.
* Propongo un minimo di due incontri annuali. La partecipazione puo' essere di due tipi:
- fissa: nucleo coordinatore e stabile del gruppo;
- di collaborazione: la non presenza fisica costante non impedisce di poter dare
contributi sia in consulenza che in ricerca, che in scambio di materiale. quando sia
richiesto. Tale tipo di partecipazione non ha la caratteristica della costante e richiesta
partecipazione fisica agli incontri.
4) CIRCA LO SCOPO DEGLI INCONTRI DEL
GRUPPO
* personalmente ritengo come maggiormente necessario il livello 'conoscenza'.
E' uno dei livelli del dialogo, che mai puo' sussistere da solo. ma che costituisce spesso
il punto di partenza per altri livelli.
* La mentalita' e la pratica del dialogo sono ancora molto e molto imperfette all'interno
dei nostri Istituti, nella nostra attivita' missionaria e nella maggior parte delle
Comunita' cristiane, soprattutto in quelle numericamente piccole e lontane da grossi
centri urbani o ecclesiali.
Un breve sondaggio fatto nel 1996 tra i Saveriani operanti in Giappone avvalla le seguenti
impressioni: il dialogo non fa parte normale della attivita' missionaria; e' considerato
attivita' eccentrica. Qualcuno la ritiene pericolosa o non adatta a missionari. Oltre a
cio' risalta l'indifferenza circa questa attivita' e la mancanza della minima
programmazione in merito. Per ultimo: le risposte pervenute sono state numericamente
insignificanti!
* II Gruppo dialogo deve essere inteso come strumento di animazione. Quindi:
e' l'aspetto di "dialogo" inteso come "conoscenza" o
"sensibilizzazione" che deve essere sottolineato.
* Propongo che il Gruppo Dialogo si prenda l'impegno di:
- raccogliere dati, per tematiche, unificarli e stamparli;
- divulgare le ricerche fatte (all'interno sia delle Comunita' missionarie di
appartenenza, che delle Comunita' cristiane dove lavoriamo).
* personalmente non ritengo necessario che il Gruppo si debba trovare per andare a
visitare ("dialogare') per qualche ora esponenti o sedi di altre religioni, se il
dialogo avvenuto non viene raccolto, steso, studiato e divulgato. Nel qual caso e' meno
dispendioso e piu' proficuo farlo da soli, grazie a tante occasioni di viaggi o conoscenze
personali che abbiamo.
Osaka 21-7-1997
P. Luigi Menegazzo
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