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Jacques Loew, il fondatore del nostro gruppo, la Missione Operaia Santi Pietro e Paolo, è ritornato definitivamente alla casa del Padre celeste, allfetà di 90 anni, il 13 febbraio 1999.
Figlio unico e viziato, nasce in Francia, a Clermont-Ferrand, il 31 agosto 1908, da una ricca famiglia. Passa la sua fanciulezza e parte della sua giovinezza a Nizza, sulla costa Azzurra, nella più grande indifferenza religiosa e conducendo una vita spensierata e disordinata. gI miei genitori, come dirà lui stesso in un suo libro autobiografico gMon Dieu dont je suis sûrh, avendo una grande ricchezza, non pensavano che a spendere e a vivere in questo lusso di Cannes e di Nizza, assieme ai loro amici nei Casinò, nelle feste, e mio padre si lasciò prendere dalla passione del giococ Fin dallfetà di 11 o 12 anni il mio spirito e la mia carne erano letteralmente prigionieri dei piaceri. Solo chi ha vissuto questa specie di ossessione può capire cosa sia la schiavitù dei sensi che porta allfincapacità di poter amare qualcuno perchè si cerca sempre di condurre tutto al suo proprio tornaconto. Tutto ciò nel mio profondo mi disgustava, ma mi sentivo legato come da una catena, che non si poteva rompere. Essendo stato allevato in questo ambiente di Nizza con i suoi casinò, i suoi palazzi, le sue cene di gala, avendo ricevuto dai miei genitore il mio primo smoking allfetà di 13 anni, ero veramente fuori strada e sentivo in me tristezza, solitudinecma lfesperienza mi mostrava che non avevo alcuna via dfuscita!h
A 24 anni una tubercolosi lo costringe a ricoverarsi in un sanatorio in Svizzera.
gEro talmente disgustato di me stesso, della vita e dei piaceri stessi che aspiravo a questa parentesi!h
E fu nel silenzio e nella luce delle Alpi, che la tenerezza di Dio si manifestò a Jacques, quando dal suo letto, dove passsava gran parte delle sue giornate a leggere e a pensare, vide cadere dei fiocchi di neve. gHo fatto un salto dal letto, sono corso a raccogliere qualche fiocco di neve e prima che si scogliessero ho potuto vedere con quale perfezione erano costruiti, la loro armonia e le loro differenze. Ho intuito che il mondo non era frutto del caos, ma lfopera di un prodigioso artista. Dietro ognuno di questi fiocchi di neve, scoprivo la bellezza e lfintelligenza di questo grande artista, di un Dio abbastanza grande da poter riempire della sua presenza un fiocco di neve la cui vita non dura che un istante. Questo fu il mio primo contatto, la mia prima intuizione dellfesistenza di Dioch.
La strada per giungere allfincontro con Dio e con il corpo di Gesù Cristo, presente nella nostra vita per opera della sua Chiesa, era ancora lunga e piena di ostacoli.
gMa nella solitudine della mia camera, continuavo a leggere il Vangelo. Questo Cristo mi attirava. Lui non parlava come parlano gli uomini. E cominciavo a pregarlo anche se non ero ancora ben sicuro dellfesistenza di DiocPiano piano emergevo, non senza fatica e ricadute sia spirituali che carnali, verso la luce della fede. In certi momenti, una gioia indicibile mi invadeva completamente. La gioia del cieco che improvvisamente scopre la luce; la gioia dellforfano che ritrova la sua famiglia, la gioia del mendicante che viene ammesso alla corte del grande Re, il Signore dellfUniverso.h
Tutte queste scoperte si realizzarono nella primavera 1932.
Un soggiorno di qualche giorno alla Valsainte, un monastero di certosini che vivono in clausura nelle montagne svizzere ininterottamente da 1000 anni, gli fanno scoprire il volto nascosto e santo della Chiesa. Durante la messa del Giovedì Santo sente dire : gPrendete, mangiate, questo è il mio corpo; prendete, bevete, questo è il mio sangue; fate questo in mia memoria.h
gDopo la presenza di Dio in tutte le cose, dal fiocco di neve al più piccolo filo dferba, dopo la presenza di Cristo, Dio venuto in questo mondo, scoprivo questa presenza continua di Gesù nella nostra vita quotidiana tramite la Chiesa. LfEucaristia ( messa ), tesoro consegnato da Gesù alla sua Chiesa durante lfultima cena, finiva per pesare ai miei occhi infinitamente di più che tutti gli scandali, che già conoscevo o che avrei scoperto in seguito, e che sfigurano il bel volto della Chiesac
Ben presto facevo lfesperienza di quello che dice Sant Agostino:hTu ci hai fatti per Te, o mio Dio! E il nostro cuore rimane inquieto fino a quando non riposa in Te!h.
Mi rivedevo ancora nelle sale delle Feste del Casinò della Mediterranèe, in compagnia di una amica molto bella e ciò nonostante disgustato di tutto perchè , senzfaltro, ero disgustato di me stesso. E mi chiedevo: gCome si può pensare che i soldi e il sesso possano soddisfare una persona per tutta la sua vita?h
Fu così che, dopo aver ricevuto il battesimo, a 27 anni entra nellfOrdine dei Domenicani ormai deciso a continuare questa sua ricerca del mistero di Dio e con il desiderio di comunicarlo a quanti vivono, come lui un tempo viveva, prigionieri del non senso della vita e nella non conoscenza di Colui che ci ha amati e scelti fin da prima la creazione del cielo e della terra.
A 33 anni, siamo nel 1941 ed è già prete da due anni, è mandato a Marsiglia per studiare la condizione economico-sociale della gente che lavora al porto. Ma ben presto si convince che il solo modo per conoscere in profondità questa gente è di vivere con loro e come loro, condividendo il loro destino, lavorando come loro e abitando come loro in case povere del quartiere. Pensava di vivere così per qualche settimana, giusto il tempo di finire la sua inchiesta. Di fatto continuerà questa vita per 12 anni !
Viene assunto alla giornata come doker (scaricatore di porto), per scaricare le navi. Siccome non riesce a reggere i sacchi di semola da 100 chili lfuno, viene affettato al trasporto del carbone. Dopo il primo giorno di lavoro, non avendo ancora una casa, ritorna al convento dei Domenicani per dormire, ma il portinaio, vedendolo tutto nero e sporco, non lo riconosce, gli allunga unfelemosina e gli chiude la porta in faccia.
Nel 1954 il Vaticano stabilisce di interrompere lfesperienza dei preti-operai. Per Jacques è la prova più dura della sua vita. Ubbidisce e lascia il suo lavoro, senza però per questo voler abbondonare lfevangelizzazione del mondo operaio.
Già a partire dallfanno dopo ( 1955 ), fonda una nuova congregazione, la Missione Operaia Santi Pietro e Paolo (M.O.P.P.), per continuare con lfaiuto dei suoi membri lfevangelizzazione del mondo operaio, dove più numerosi sono coloro che non conoscono Dio. Partendo da questa base operaia della piramide sociale, Jacques spera di poter raggiungere tutti, anche coloro che sono ai suoi vertici.
Nel 1965 la M.O. P. P è riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa come gIstituto apostolico di diritto diocesanoh e i suoi membri sono riconosciuti come Evangelizzatori. Nel frattempo piccole equipes di 3 o 4 persone, si installano dapprima a Tolosa, poi nel Sahara lavorando con i tecnici nelle perforazioni petrolifere, quindi a San Paolo in Brasile, dove anche Jacques passerà 5 anni. È qui che nasce lfidea di creare una scuola per formare, in due anni, dei cristiani capaci di testimoniare nella vita quotidiana lfamore fraterno e di annunciare con semplicità e competenza il mistero cristiano. A questo scopo nel 1969 Jacques ritorna in Europa e fonda a Friburg, in Svizzera, la gScuola della Fedeh.
Negli anni successivi la M.O.P.P., pur restando un piccolo gruppo, fonda delle equipes a Parigi, a Montrèal (Canada), a Tokyio (Giappone), a Salvador de Bahia (Brasile), in Russia, a Milano (Italia) e a Berlino (Germania).
Il suo centro di formazione è a Curitiba (Brasile) e a Friburgo (Svizzera).
Nel 1981 Jacques lascia la direzione della Scuola della Fede per ritirarsi in luoghi silenziosi per prepararsi al suo incontro faccia a faccia con Colui che, da quando lo ha incontrato, non ha mai cessato di cercare.
Jacques amava dire:hCredere non consiste nel avere delle idee su Gesù,ma nel lasciare entrare Gesù in noi.h
gOrmai, diceva in questi ultimi anni, ho unfetà in cui ogni anno è regalato. Il pensiero dellfimminente incontro con Dio è sempre più presente al mio spirito: sarà tra uno o due o tre annic? Come ogni uomo anchfio devo dire il mio sì alla mia morte. E questo gsìh mi sembra di dirlo. Ma cosa significa?
Della malattia, lfindebolimento, le sofferenze, lfagonia e la sepoltura posso avere qualche idea: anchfio sono stato ammalato, ho conosciuto delle persone anziane, ho assistito dei morenti, pianto con coloro che piangevano. Tutto ciò posso immaginarlo. Ma il momento in cui si dirà di me: gÈ morto!hc ?
Con Teresa del Bambino Gesù e con tanti altri cristiani, al momento dellla mia morte, voglio poter dire: gnon muoio, entro nella vita!h
Al momento della morte è bene essere umilmente semplici, anche coraggiosi, fiduciosi nella tenerezza di Dio Padre e nel sangue versato per me da Gesù. Cercare insomma di vivere questo grande spogliamento come unfofferta.
E dopo ? Dopo lfincontro con il mio Dio! c
So che le parole non potranno mai dire tutto, ma solo condurmi, come si conduce un cieco tenendolo per mano, per vedere g ciò che occhio uomano non ha mai visto e orecchio umano non ha mai udito e che non è mai salito in cuor d'uomo, questo è quello che Dio ha preparato per quelli che lo amanoh (1Cor 2,9).
Un amore mi aspetta. Mormorando le parole finali e senza limiti della Bibbia, anticipo già ciò che ben presto sarà la mia meraviglia senza fine:
"Asciugherà ogni lacrima dai miei occhi.
La morte non sarà più!
Non ci sarà più lutto, nè grida, nè sofferenza, queste angoscie saranno finite.
Non più notte.
Egli mi dirà:h Ecco faccio nuove tutte le cose.
Scrivi: queste parole sono vere e certe.h
Io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.
Maranatha, oh sì, vieni Signore Gesù!" ( Apocalisse dai cap 21 e 22 ).h
E
ora, caro Jacques, noi crediamo che tu sei nella luce del nostro Dio.
gLa gloria di Dio è lfuomo vivente, ma la vita dellfuomo è la visione di Dioh, diceva Ireneo di Lione.
Ora Jacques, gloria del tuo Dio, riposati allfombra della sua luce, gioisci della bellezza del suo volto e dilettati con Lui e tutti i suoi santi nei giardini erbosi e alle acque tranquille della sua santa dimora!
Uniamo anche noi dellfequipe del Giappone la nostra voce a quella di Nico, il nostro Responsabile, per dirti un grazie dal profondo del nostro cuore.
Carissimo Jacques,
siamo troppo lontani per poterti accompagnare in questo tuo ultimo viaggio. Ma numerosi sono i fratelli della Mopp che sono là.
Vogliamo rivolgerti un grande grazie dal Giappone che tu hai così tanto amato a nome anche di tutti i fratelli, presenti e assenti.
Un grande grazie e una preghiera.
Grazie, Jacques!
Tu ci hai insegnato che lfateismo, lfindifferenza o la non-conoscenza del mistero di Dio non sono il fenomeno che caratterizza solo le masse che vivono nelle immense megalopoli di questo fine millenio. Tutto ciò è una ferita, una profonda ferita che fa soffrire gli uomini di ogni razza, popolo e nazione. È lfuomo in quanto uomo che non risponde più alla sua vocazione originale.
Grazie, Jacques!
Tu ci hai fatto scoprire che il Vangelo, la Parola di Gesù risorto, ci guarisce da questa ferita, se questa Parola è proclamata alta e forte, con la pazienza e la tenacità che viene dallo Spirito.
Abbiamo visto i poveri rialzarsi, i ricchi condividere la loro ricchezza, i cuori e le intelligenze aprirsi alla luce di Dio che parla a ogni uomo.
Grazie, Jacques!
Tu ci hai spinti a vivere in èquipe: la vita in èquipe non è facile. Come ogni vita di famiglia, si deve confrontare con il quotidiano, con i limiti e i difetti di ogni singolo fratello, equipiers, come tu amavi chiamarci un tempo.
Ma essa ci obbliga a vivere in verità il Vangelo e lfamore di Dio come lfunica cosa necessaria, prima ancora dei nostri progetti e al di là delle nostre forze, in un abbandono totale allo Spirito Santo.
Grazie, Jacques!
Di averci portati a vivere in mezzo agli uomini e donne di ogni cultura e nazione per condividere il loro lavoro e preoccupazioni e poter così annunciare loro la Parola di Dio nella loro lingua e nella loro propria cultura.
Grazie, Jacques!
Di averci insegnato, tramite San Pietro, lfattaccamento alla Chiesa, così comfè, con amore, attenti allo Spirito che soffia in essa, nonostante i problemi e tutto ciò che in essa ci fa problema.
Grazie, Jacques!
Di averci trasmesso la passione di San Paolo per i gentili, per quelli di fuori, quelli per chi il Signore Gesù è particolarmente venuto per attirarli verso il Padre suo.
Anche noi con loro possiamo dire: htra noi non ci sono molti sapienti agli occhi degli uomini, nè molti potenti, nè molti nobili. Ma ciò che è stoltezza nel mondo, Dio lo ha sceltoch (I Co 1, 26-27)
Jacques !
Entra « nella gioia del tuo Signore » ( Mt 25,21). Il tuo cuore infatti è troppo piccolo per comprendere e contenere la gioia che il Signore ha preparato per te. Sei tu ormai che sei entrato nella gioia del Signore.
Jacques carissimo,
tu che sei stato per ognuno di noi come un padre durante il tuo pellegrinaggio tra noi, sii ora il nostro fratello maggiore che eleva la sua intercessione verso Colui il cui volto illumina ogni uomo.
Nico Marchelli,
responsabile générale della M.O.P.P.
Philippe Hennebicque et
Giuliano Delpero, assistenti,
Renato Ribeiro, consigliere.
Fatto a Toda, il 15 febbraio 1999.
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